Don Ciro il barbiere che ttene ancora ‘a forza’e venì a faticà

Vi racconto una storia che ingloba per una piccola parte una parentesi della mia storia.

Si tratta sempre di un racconto di vita di un lavoratore, una storia che nasce nel marzo del ’63, a Vico Giardinetto, proprio lì dove è cominciata anche la mia di storia, come essere umano e come appartenete all’ecosistema quartierano.

Don Ciro il barbiere, che sembra essere in quel luogo da sempre, è un’entità, senza tempo, creata e collocata in quella sua eterna posizione per essere un monumento dei quartieri spagnoli, per essere luce nel buio, per offrire dei servizi al cittadino perché, lo sappiamo tutti, quello del salone da barbiere non è solo un luogo dove andare a tagliarsi i capelli e farsi fare la barba ma da sempre rappresenta quello per cui  oggigiorno utilizziamo in certi casi i social network, una valvola di sfogo.

Io sono cresciuto in un basso a Vico Giardinetto e una volta al mese mia nonna mi accompagnava e mi lasciava da don Ciro per farmi tagliare i capelli. Ricordo che, tra l’attesa fra tutti i clienti e l’operazione del taglio della mia massa di capelli, erano pomeriggi interminabili resi movimentati dagli uragani di voci maschili adulte che mi sfioravano ma non mi toccavano, che mi facevano girare e rigirare e alla fine, anche se la mia testa veniva privata di kilogrammi di capelli tornavo a casa con la testa più appesantita.

A distanza di trent’anni sono tornato da Don Ciro ma stavolta non per farmi tagliare i capelli.

-Quando hai capito di voler diventare barbiere?

In famiglia erano tutti sarti. Io davo una mano a mio fratello che però mi rimproverava sempre allora dato che anche quel lavoro non mi piaceva ma ero attratto da altro presi una strada diversa. Cominciai a lavorare da un parrucchiere a san Mattia ma il maestro è stato Giovanni il barbiere a Rua catalana.

-E poi quando è cominciata la tua storia dome Don Ciro ‘o barbiere?

Aprii questo negozio nel marzo del 1963. Altri tempi, da allora quante cose sono cambiate e come sono cambiate le persone ma dopo il terremoto le cose sono precipitate e cambiate un po’ ovunque.

-Il barbiere, però, è sempre stato, oltre che un professionista cui affidare i propri capelli, una sorta di confessore, il custode di un luogo dove potersi incontrare e sfogarsi. È ancora così oggi?

Molto meno. Oggi la vita ci impone ritmi sempre più frenetici ed interazioni sempre meno umane. Non ci si prende più del tempo per andare dal barbiere a fare quattro chiacchere o per stare in famiglia tutti a tavola a parlare della propria giornata.

-Il tuo ricordo più bello legato a queste quattro mura?

Non un singolo episodio ma un intero periodo mi lega a questo negozio. Negli settanta lavoravo a pieno ritmo dalle 7 del mattino fino alla sera. Tornavo a casa stremato ma che soddisfazione portavo insieme a me.  Oggi si lavora molto meno ma per fortuna tengo ancora ‘a forza ‘e me sosere e vvenì a faticà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *