MASSIMO TROISI- ACQUA E OLIO TUTTO A POSTO?-

Gli omaggi sono davvero tali se sono fatti non soltanto nei giorni di ricorrenza. Le celebrazioni danno risalto ad una figura se non contengono esaltazioni prive di contesto e analisi.

Massimo Troisi non avrebbe neanche bisogno né degli uni né delle altre eppure gli sono dovute, non per campanilismo, non a prescindere e non perché non c’è più ma perché la sua napoletanità, rivoluzionaria e classica allo stesso tempo e modo, continua a guadagnarsele tutt’oggi.

La nascita dei miti è dovuta in gran parte alle leggi caotiche dell’universo, la casualità degli eventi fa sì che in un dato luogo, in un dato momento e con una certa atmosfera si crei l’occasione giusta che poi darà vita ad un mito. Il contesto giusto, l’epoca giusta, il pubblico giusto possono dare l’occasione giusta a qualcuno che, però, per divenire mito dovrà riuscire a penetrare completamente in quella realtà e col tempo a modellarla a proprio piacimento e non lasciarsi trasformare dagli eventi. Massimo ha modellato, non si è lasciato modellare. Massimo è un mito.

Concentriamoci, ora, su un unico aspetto della vita artistica di Troisi. Che tipo di comico è?

Possiamo catalogare la categoria dei comici in due macro-tipologie: i comici ATTIVI, quelli che aggrediscono il contesto, come ad esempio Alessandro Siani, Checco Zalone, Christian De Sica oppure Vittorio Gassman nelle sue interpretazioni nelle commedie; i comici PASSIVI, quelli che subiscono il contesto, capitano di questa formazione è sicuramente Paolo Villaggio con la maschera del ragionier Fantozzi.

Massimo non è aggressivo, non morde il contesto ma non lo subisce neanche ovvero in talune occasioni lo va aggredendo, in altre incassa i colpi ma nessuna delle due fasi, prese singolarmente, possono rappresentare nella sua totalità la sua comicità. Se fosse una sostanza chimica Massimo andrebbe rappresentato attraverso un ibrido di risonanza*.
Io affermerei che Troisi con il contesto crea un’emulsione, come acqua ed olio. Con il suo modo di fare cerca di inserirsi nell’ambiente che lo circonda e così l’olio(Massimo) va a formare un tutt’uno con l’acqua(contesto) ma poi le diversità emergono e così i due elementi si separano. Queste due fasi però non hanno una linea di confine netta e marcata, non sono distinguibili facilmente l’una dall’altra, sono acqua e olio che si mescolano e si separano in continuazione.

Ricordate la scena iniziale del film “Ricomincio da tre”?

Massimo/Gaetano attirato in strada dalle urla dell’amico Lello si ritrova tra la sua comitiva di amici che provano a convincerlo and andare al cinema. Qualcuno racconta di un sogno con un’ambientazione di guerra ed allora Massimo interviene. Lo fa perché vuol infilarsi in quel contesto, vuole adattarsi, vuole far parte del gruppo, vuol amalgamarsi, ed è “aggressivo”, interrompe il dialogo degli amici pe far valere la propria opinione, ma più il suo racconto procede più prendono il sopravvento l’illogicità, il surreale e l’inventiva e così l’acqua e l‘olio cominciano a separarsi sempre più velocemente e nettamente. Gli amici lo lasciano, basiti, al proprio racconto e se ne vanno, fase passiva.

Anche oggi il ricordo di Massimo si insinua nel contesto moderno perché il suo modo di comunicare, di far ridere, di far pensare è sempre attuale. Poi ci si rende conto che nessuno oggigiorno ha quella personalità senza risultare aggressivo, nessuno riesce a durare poco più di un attimo ed allora il ricordo di Massimo si separa come bolle che salgono verso l’alto in questa realtà che sa solo di acqua. 

La classe non è acqua. È olio. 

*https://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_(chimica)

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