Il disegno di disegnare ombrelli- I talarico- Mario Talarico Jr

Intervista a Mario Talarico Jr

C’è una storia ai quartieri spagnoli, precisamente in Vico Due Porte a Toledo, che affonda le sue radici nel 1860. È una storia che sa, oltre che di quartieri, di Napoli, di artigianato, di poesia e di tradizioni. Parliamo di Talarico, il cui nome è sinonimo di ombrelli, di arte manifatturiera e di tradizione napoletana, un nome il cui suono compone una canzone napoletana cantata da Eduardo che ci catapulta in un mondo napoletano antico, dove tutto è poesia e bellezza.

Per il progetto “I moderni volti della Napoli antica” finora abbiamo sempre raccontato di botteghe mai celebrate dai giornali o dai media, abbiamo dato spazio e voce a quelle ugole restate mute per troppo tempo e che rischiano di perdere la voce per sempre. Stavolta è un po’ diverso, tutti conoscono l’attività dei   Talarico ma è sembrato doveroso dare anche a questa storia, che porta lustro alla città e al quartiere, uno spazio sul nostro muro dei racconti.

Abbiamo così fatto due chiacchiere con colui che rappresenta la quinta generazione di maestri ombrellai nella dinastia dei Talarico, partendo dal 1860 con Giovanni Buogiovanni, passando per sua figlia Emilia, per Giovanni e Mario Talarico, per arrivare a Mario Talarico jr.

Mario è una persona che sa quel che vuole, quel che dice e soprattutto quel che fa.

-Quando nasce la storia di Mario come ombrellaio?

Ho cominciato a lavorare qui da mio zio circa dodici anni fa ma si può dire che sia nato artigiano poiché prima ho lavorato nel settore della pelletteria per molto tempo.

-Quindi l’artigianato è l’aspetto più importante della tua vita della tua persona?

Ciò che mi contraddistingue non è il mio lavoro ma come lo faccio e quindi posso affermare che gli aspetti più importanti della mia persona sono la passione e la creatività. Oltre che artigiano io sono stato disegnatore di fumetti e l’ho fatto a livelli importanti. Come vedi, qui riesco a coniugare la mia passione per il disegno con la devozione per la napoletanità, la musica e di miei miti e con l’impegno nell’artigianato. Questi ombrelli, con su ricamati i volti della Napoli storica, della musica e di personaggi famosi, raccontano di me ed elle mie passioni.

-Quanto e che tipo di lavoro c’è dietro ogni ombrello?

La lavorazione di un ombrello è un processo suddiviso in varie fasi, ogni persona impegnata nella costruzione si dedica ad una particolare fase, anche se poi tuti fanno tutto. Ogni ombrello ha una storia a sé quindi non c’’e un tempo preciso stabilito. Per imparare bene la lavorazione artigianale di un ombrello, così come la tradizione di famiglia richiede, occorre tempo, pazienza e dedizione. Solo se si possiede passione per questo tipo di lavoro, voglia di imparare e di crescere si può lavorare in questo settore, in questa bottega, e lo si può far bene. In caso contrario meglio fare altro.

-Un’ attività artigianale, sinonimo di pazienza e costanza, come questa della tua famiglia come si colloca in questi tempi moderni così frenetici?

Si colloca come si è sempre collocata nel corso di questi 150 anni ed oltre. È un luogo comune ed anche una banalità quella di dire che oggi nessuno più punta alla qualità. Oggi come ieri c’è chi vuole la qualità e chi vuole altro. Noi dobbiamo puntare, come fatto in passato, su chi ama la qualità e la tradizione.

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