CAMPANIA, NAPOLI

 “Il presepe è bello, sono i pastori che fanno schifo” – dipende, forse, da chi ha posizionato i pastori a cazzo di cane, no?

 “Il presepe è bello, sono i pastori che fanno schifo” – dipende, forse, da chi ha posizionato i pastori a cazzo di cane, no?

La Campania è la terza regione più popolosa d’Italia, dopo Lombardia e Lazio, con 5 786 373 abitanti, il 10% della popolazione nazionale, eppure, nonostante il gran numero di attività imprenditoriali commerciali che occupano il territorio, vi è una sola società campana quotata in borsa, La Doria, con sede ad Angri.

Il nostro territorio non è certo un luogo statico ed apatico, avulso dalle intraprendenze imprenditoriali e dalle iniziative, è, in realtà, terra di uomini che si adoperano anche nelle difficoltà che hanno saputo dar luogo ad un’enormità di eccellenze, divenute “italiane, nell’esportazione all’estero. Eppure, nonostante, il dinamismo, la qualità e le iniziative economiche, la Campania ha, non l’1% delle società quotate in borsa in Italia, ma una sola, come su detto.

Questo la dice lunga sulla politica economica nazionale e sull’incipit imprenditoriale riservato al Meridione. Ma la colpa non è anche nostra? Si, in parte è così, i fatti dimostrano che pochi di noi credono davvero nelle potenzialità del proprio territorio e della sua popolazione (emigrazione imprenditoriale), che non vi è una vera coscienza identitaria (Napoli negli ultimi anni è cresciuta tantissimo, anche economicamente, ma ha tanti borghesi ma non una borghesia, non ha piena coscienza di sé); la storia dimostra che la nostra città, la nostra terra, non ha voglia di potere, non vuole gestire il potere, l’autorità è sempre venuta da ”fuori”, che tutti noi siamo vittime della bellezza della nostra città, che non può essere comparata e raggiunta dal nostro operato che, così, diviene spesso sfregio, un deturpare di quella bellezza. Siamo stalker che gettano acido sul viso di Napoli, che ci sfugge, siamo papponi che puniscono Napoli la puttana, che concede a tutti la propria bellezza senza che ci dia la nostra parte.

E quindi? Dovremmo cominciare ad aiutarci da soli senza aspettarci una mano dall’esterno? Si, è così ma è sempre stato così anche se non dovrebbe. Tutti i miglioramenti portati nelle strade dei nostri quartieri sono dovuti in gran parte ad iniziative private, a movimenti ed associazioni a cui poi le istituzioni si sono accodate, più con promesse che con i fatti, a dir il vero. Ce la diamo, eccome, una mano da soli, eppure nonostante sia vero che i napoletani odiano Napoli, per quello detto sopra, non siamo noi stessi la nostra rovina. Non abbiamo certo voluto noi i quartieri dormitorio, dove i poveri trovano altri poveri, dove la disoccupazione si scontra con l’analfabetismo, dove le tensioni sociali sfociano, per forza di cose, in violenza. “Il presepe è bello, sono i pastori che fanno schifo” – dipende, forse, da chi ha posizionato i pastori a cazzo di cane, no?

I Quartieri Spagnoli ed il Rione Sanità con il turismo, Scampia come polo universitario, il Rione Traiano centro sportivo e ricreativo sono esempi di voglia di rinascita, sono esempi dell’accodarsi alle iniziative individuali delle istituzioni, lì dove tanti sbagli erano stati (sono) fatti. In queste zone citate tanto lavoro c’è ancora da fare, soprattutto sulla popolazione, quella parte che sembra ancora estranea alle dinamiche della rinascita. Perché ne è estranea? Sono cattivi? Hanno in sé il seme della follia? Qualcuno, indubbiamente, sì ma per la maggioranza non è così. Voi avreste cura del vostro territorio se esso non vi ha mai dato nulla, se siete sempre stati costretti a vivere come dentro ad un cesso dove voi eravate considerati lo stronzo da scrostare dalla ceramica? Non credo.

Esiste una teoria, chiamata teoria delle finestre rotte, che Wikipedia descrive così: “La teoria delle finestre rotte è una teoria criminologica sulla capacità del disordine urbano e del vandalismo di generare criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali. La teoria afferma che mantenere e controllare ambienti urbani reprimendo i piccoli reati, gli atti vandalici, la deturpazione dei luoghi, il bere in pubblico, la sosta selvaggia o l’evasione nel pagamento di parcheggi, mezzi pubblici o pedaggi, contribuisce a creare un clima di ordine e legalità e riduce il rischio di crimini più gravi. Ad esempio l’esistenza di una finestra rotta (da cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o un idrante, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale. La teoria fu introdotta nel 1982 in un articolo di scienze sociali di James Q. Wilson e George L. Kelling.”

Quindi? Quindi ripariamo le finestre.

La soluzione a tutto è semplice e complessa: cominciare ad avere piena coscienza di noi, delle nostre potenzialità della nostra terra, come già sta accadendo, per continuare con le iniziative individuali e, soprattutto, per imporre l’intervento delle istituzioni.

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