StreetArt

26 giugno -Via Trinità degli Spagnoli, Quartieri Spagnoli
A Trinità degli Spagnoli c’e’ una bambina che non ha mai potuto esistere.
“Eppure ce so’ sempe stata ma nisciuno m’aveva maje vista e ancora nun me vonno vedè.”

Via San Liborio , Napoli 5 Luglio

A San Liborio sono state sparse all’aria semi di felicità che, trasportati dal vento, hanno creato scie emozionali che, chissà, se faranno spargere e germogliare quei semi in tutta la strada, in tutto il quartiere.

#FilumenaMarturano diceva al suo amato Domenico che non avrebbe mai potuto piangere perchè il pianto è uno sfogo emotivo di chi ha conosciuto il bene e non può averlo e non di chi non ha mai avuto l’occasione di conoscere un pò di bene. Alla fine Filumena piangerà, avrà raggiunto il suo attimo di felicità.

Piangete, così’ potrete capire il vero peso di un sorriso.

#miniera#napoli#arte#condivisione#cultura#bellezza#ilrestomettilotu

Fotografie di Alessandro Brutalcore Pierno

26 giugno -Via Trinità degli Spagnoli, Quartieri Spagnoli

A Trinità degli Spagnoli c’e’ una bambina che non ha mai potuto esistere.

“Eppure ce so’ sempe stata ma nisciuno m’aveva maje vista e ancora nun me vonno vedè.”

***Tanta capille p’ogni vvoce d’ ‘e vicule***

Avremmo potuto installare questa figura in una strada qualunque dei #quartierispagnoli, in un vicolo a caso di #Napoli, che tanto non ci saremmo sbagliati, di sicuro ci sarebbe stata una storia, almeno una, ma credo sia poco, legata alla figura storica della “capera”.

In Vico Tofa, di sicuro fino a qualche decennio fa, i capelli di un’anziana donna, una nonna, venivano curati ed agghindati da una capera. Il popolo parla, parla eccome, le voci non si fermano mai, non trovano tregua e non rallentano neanche agli svincoli dell trasformazioni sociali e culturali nel corso dei decenni.

Non è mica una storia straordinaria questa, anzi è storia di ordinaria quotidianità, ed è per questo che ora, proprio ora, è cosi’ speciale, ci racconta di una quotidianità che non esiste più eppure si fa sentire nei costumi e nella mentalità odierna.

La capera, l’antenata delle parrucchiere, girava di casa in casa, di vicolo in vicolo, per acconciare, tagliare, pettinare e trasformare i capelli delle donne. Allora, molto spesso, gli usci dei bassi, gli angoli di strada, i vicoli divenivano, in modo temporaneo ed estemporaneo, dei saloni di bellezza.

Attrezzi scarsi, nessun prodotto, ma quelle mani grosse eppure delicate sapevano lavorare i capelli con una maestria senza eguali, credano degli intrecci e e delle forme facendo trascendere il mestiere in arte. Era la sapienza e la poesia di chi si inventava il mestiere e lo curava facendolo crescere dentro.

All’aria aperta per far asciugare i capelli, sotto gli occhi, e le orecchie, di tutti, quei momenti pubblici divenivano in pochi attimi, potere del legame umano, intimi e confidenziali. Era un rapporto tra due donne, un’intimità tra due persone, due esseri umani immersi nel mondo, e da esso separati, per un attimo.
Una si lasciva maneggiare il capo, l’altra lo armeggiava, uan zona intimi, delicata e preziosa. In alcune culture orientali barbieri e parrucchieri devono chieder e il permesso di toccare la testa prima di procedere al lavoro, la testa è sede dell’anima e quindi la parte del copro più preziosa.
Allora due anime in stretto contato non potevano che creare un legame, anche se temporaneo, molto stretto. L’una si confidava, l’altra, la capera che aveva ricevuto le confidenze di tante altre anime, elargiva curiosità, dicerie, fatti sicuri e consigli appartenenti a tutto il quartiere.

Ancora oggi non è raro sentirsi dire “pare ‘na capera”, “sembri una capera” quando si è inclini al pettegolezzo. Si fa tale riferimento in chiave ironica, spesso in termini dispregiativi. In quei tempi così poco informatizzati, mediatici e globalizzati, forse, era necessario e doveroso che qualcuno facesse viaggiare le informazioni, almeno quelle relative al proprio quartiere. E poi le confidenze, si sa, sono private quando restano dentro di noi.

La #memoria è una cosa da non perdere e da ricercare sempre.
Continua la nostra operazione di street art sui mestieri antichi.
Stavolta é il turno del venditore di pentole.