I maccheroni, uno dei simboli più accreditati dell’italianità, guardando dall’estero, e uno dei tanti simboli della napoletanità, guardando dall’Italia stessa, potrebbero avere un’origine che risalirebbe al #Medioevo.

Un’ invenzione siciliana, caratterizzata da una pasta essiccata condita con miele e zucchero, che fu adottata e mutata dai napoletani quando essi da mangiatori di verdure e brodaglie,”mangiafoglie”, divennero dei “mangiamaccheroni”. 
Tale trasformazione potrebbe essere legata a 2 motivi: l’invenzione del ‘ncieno, ossia il torchio per la trafila della pasta; l’aumento esponenziale della popolazione che non permetteva più un’equa distribuzione dei prodotti della campagna.

Si pensa che il termine “maccherone” possa derivare dal latino “maccare”, cioè “ammaccare” dato che, probabilmente, la lavorazione consisteva nello schiacciare l’impasto.

Legata alla nascita dei maccheroni vi è a #Napoliuna curiosa storia raccontata da Matilde Serao: nell’antica via dei Cortellari, nel seggio di Portanova, vi era un temibile mago, tale Chico, che incuteva una tale paura alla popolazione che la gente quasi evitava di passare davanti al palazzo nel quale il mago abitava. Si dice che in casa sua ci fossero dei misteriosi vasetti dal contenuto di colore rosso.

Le vicende legate al mago incuriosirono una povera donna, Jovannella de Canzio , che assieme al marito, uno sguattero della cucina del re, si mise a spiare il mago Chico scoprendo con sorpresa che non si trattava affatto di un negromante ma bensì di un abilissimo cuoco.

Marito e moglie, spiando Chico, scoprirono un’invenzione culinaria del cuoco/mago: egli miscelando acqua e polvere ottenuta dal grano otteneva una pasta che poi rendeva sottile, in un altro pentolone, invece, bolliva della carne accompagnata da pomodori, che all’epoca in città non erano neanche considerati un vero alimento.

Jovannella e consorte decisero di “rubare” l’invenzione apportando delle migliorie, come l’aggiunta di cipolle e strutto di maiale portandola in prova al cuoco reale che ne restò di stucco decidendo così di far provare tale piatto al re, Federico II.

Il re fu estasiato da tale pietanza e volle farsi rivelare il segreto da Jovannella e il marito. La donna raccontò che la ricetta le era stata rilevata in sogno da un angelo con l’ordine di a far assaggiare il piatto al proprio re.

Questa storia fruttò ai due un mare di ricchezze concesse dal re mentre il povero cuoco di corte fu soppiantano e il mago Chico lasciò Napoli per sempre senza che nessuno potette mai apprezzarlo come cuoco.

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

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