Intervista a Giuseppe Cognetti creatore di “My bags” ai quartieri spagnoli

Tempi duri per l’artigianato che deve lottare con le unghie e con i denti per rimanere parte integrante della cultura napoletana ma che spesso deve lasciare il posto e cedere il passo a nuove tipologie di attività più redditizie, almeno in apparenza, almeno nel breve termine (nel tempo si vedrà che la situazione è ben altra).

Tempi duri per i quartieri spagnoli che vedono dissolversi secoli di tradizione e spirito identitario, incarnati nelle botteghe degli artigiani, le cui ceneri vengono rimpastate con secchiate di discutibile intraprendenza imprenditoriale molto diluita in incoscienza per dare vita ad una miriade di B&B, a volte abusivi, e di trattorie, spesso gestite senza cognizione di causa e capacità ristorative.

In questi tempi duri, però, c’è chi insiste, resiste e desiste dall’abbandonare il tavolo, è il caso di Giuseppe Cognetti, creatore di “ My bags”, una bottega che realizza borse su misura puntando sulla qualità dei prodotti e della manifattura.

La redazione di Miniera ha deciso di intervistare Giuseppe, meglio conosciuto come Pino, perché ha deciso di adottare la causa dell’artigianato raccontando le vicende delle botteghe superstite, quelle storiche e anche quelle, come in questo caso, che si reinventano.

Appena messo piede nella bottega di Pino mi rendo conto di trovarmi in un vortice temporale dove persistono l’antico, l’odore del pellame mi riporta indietro nel tempo a quando l’economia dei quartieri era tenuta in piedi dalle fabbriche di borse, ed il moderno con i suoi tessuti nuovi, colori sgargianti e l’entusiasmo   dilagante, contagioso e logorroicamente irrefrenabile di Pino.

-Quando hai dato vita a “My bags” e perché?

Ho dato vita a questa attività circa un anno fa avendo in testa le idee ben chiare, puntare sulla qualità, sul lavoro artigianale, nel verso senso, quello tradizionale della parola.

-È un anno che hai aperto questa bottega ma quando ti sei avvicinato a questo mondo?

Sono circa 30 anni che mi occupo di design, in passato ho lavorato anche per grandi marchi del settore delle borse. Ho cominciato che ero ragazzino, era un mondo che mi ha sempre attratto. Ho fatto dei sacrifici per questo lavoro ma sono sempre stato felice di farli, ricordo che gli altri ragazzi, miei amici, mi chiamavano amò di presa in giro “Pino ‘o cusutore”. Oggi, a distanza di tanti anni, posso dire di essere fiero di quel soprannome perché grazie a quello che ho fatto per meritarmelo sono diventato una persona con una forte cultura del lavoro e che riesce a portare avanti un mestiere con serietà e grande qualità.

-Ricordi il momento preciso in cui ti sei innamorato di questo lavoro?

Sin da bambino sono attratto dalle arti visive, la fotografia, il mondo del design. Ricordo una domenica allo stadio e vidi all’opera il fotografo Sergio Siano, da quel momento mi innamorai della fotografia e da quel momento in poi è stata una escalation verso il mondo del design.

-Qual è la peculiarità di My bags? La tua attività ha portato delle innovazioni?

La forza della mia attività sta nella qualità e nell’attenzione del lavoro ma anche nell’unicità del prodotto. Chi compra una borsa qui potrà essere sicuro di avere un pezzo unico, magari posso fare più modelli di una stessa borsa, ma di quel modello con una specifica combinazione di colori e fantasia ce ne sarà sempre e soltanto una.

-Tralasciamo ora la tua attività e parliamo della categoria artigianato. Presente e un eventuale futuro ai quartieri spagnoli, e a Napoli in generale.

Io credo che ci sia una situazione critica nel settore dell’artigianato per due motivi fondamentali: una parabola discendente per ciò che riguarda la cultura del lavoro, oggi, ma forse già da un bel po’, si è perso entusiasmo e voglia di imparare un mestiere facendo tutta la trafila, si vuole tutto e subito; l’allontanamento dalla qualità per dare spazio al low-cost.

Affinché ci si un futuro per gli artigiani è indispensabile fare un lavoro di educazione sui più giovani affinché possano comprendere ed apprezzare le fatiche con annesse soddisfazioni del lavoro manuale artigianale e puntare sulla qualità, come accadeva in passato, perché essa alla lunga vince.

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

2 pensiero su “L’unicità di Pino ‘o cusutore – Rilancio dell’artigianato ai quartieri spagnoli”

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