Intervista al cantautore Michele Selillo, autore di Comme Faccio

Incontrai Michele Selillo un paio di anni fa per intervistarlo, fu Salvatore Iodice a presentarmelo e a volere che si raccontasse del giovane cantautore in quanto figura emergente, in ambito artistico, dei Quartieri Spagnoli.

All’epoca Michele aveva realizzato il suo primo brano in lingua napoletana, Pe’ ce fa ‘nnammura’, una canzone su cui egli scommetteva, sperando che avesse dato una svolta alla sua vita professionale, artistica e personale, una svolta grazie alla quale avrebbe potuto gridare:” Io sono un cantante.” Era emozionato, teso, un po’ preoccupato eppure, allo stesso tempo, trasudava entusiasmo, guardava con gioviale ottimismo al futuro, un futuro fatto di musica ed emozioni in note.

Il ragazzo dei Quartieri da quel giorno ne ha fatta di strada, andando ben oltre i vicoli del quartiere, percorrendo strade lastricate di concerti, visualizzazioni, collaborazioni ed ospitate. Michele Selillo è un cantante di professione, grazie, anche, alla sua Pe’ ce fa ‘nnammura’.

Comme faccio, il suo ultimo singolo, scritto a quattro mani con Sergio Iodice, rappresenta la prova del fuoco, che egli sembra stia superando alla grande. È un brano, la cui progettazione testuale, musicale e concettuale definisce e premia il percorso compiuto sin qui dal suo autore. Le collaborazioni, la diffusione, i concerti e le partecipazioni nate con e grazie a Comme faccio rappresentano un punto di svolta e la consacrazione di chi si impegna e non si adagia.

Selillo è nato e cresciuto in uno di quelli che viene definito, sin troppo spesso, uno dei quartieri a rischio, eppure non auto-propone un’immagine di riscatto, di chi ha cercato la salvezza nella musica, di chi ha dovuto e potuto scegliere tra il disagio della strada e la vita artistica. Si definisce un ragazzo normale, come tanti, uno che avuto una vita normale, che non ha dovuto combattere mali e fantasmi della propria città. La musica è per lui passione ed amore e non riscatto e via d’uscita. “Io canto perché mi piace. Non ho scelto la musica per avere una possibilità, la musica mi appartiene, fa parte di me”.

-Da Pè ce fa ‘nnammura a Comme Faccio. Durante questo tragitto cosa è cambiato in te professionalmente, artisticamente ed umanamente?

Umanamente ed artisticamente credo di essere rimasto lo stesso. Mi comporto allo stesso modo di quando ho cominciato e stilisticamente non ho ancora attraversato fasi di transizione. A livello professionale, invece, ci è stata un’evoluzione, come credo sia giusto ed anche quasi obbligatorio che sia. La prima volta che ci incontrammo parlasti di una scommessa tra i vicoli”, ora posso azzardare a dire di stare vincendola. Sono aumentati i miei estimatori, il numero dei concerti, le collaborazioni e le chiamate così come, però, sono aumentate anche le pressioni e le responsabilità. Quando si sale di livello si ha un posto più in alto, con maggiore visibilità, ma è anche più facile scivolare giu. Così sono dovuto maturare, diventare più attento, più preciso, più preoccupato. Ed è giusto così.

-La professione, la carriera artistica… va bene, si, ma perché tu canti?

Canto perché mi piace, mi fa sentire bene. Occorre diffondere le proprie emozioni, ciò che si ha dentro, si ha la necessità di comunicare. Io so cantare e allora comunico cantando.

-La musica è gioia. In essa, però, c’è un dolore per te?

Ho un cruccio. Vedi io mi esibisco ovunque, mi chiamano dappertutto. Ovunque tranne che nel mio quartiere, a casa mia. Nelle mie piazze mi esibirei pure a titolo gratuito. Sentire gridare il mio nome dalla mia gente sarebbe la ricompensa più grande.

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

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