È da un po’ di tempo che avanti il nostro progetto dedicato alla memoria dei personaggi popolari e degli antichi mestieri della Napoli che fu e del quartiere.

Tappezzare i Quartieri ed i vicoli della città con poster raffiguranti venditori di pentole, Fortunato ‘o tarallaro, ‘a capera, Pochillo d’ ‘o brodo ‘e purpo, è, a nostro avviso, non soltanto un modo per omaggiare quelle persone, quei personaggi e tutti quei mestieri del passato che hanno contribuito alla gloria della nostra storia e della nostra cultura, ma è soprattutto un monito a non dimenticare, a non scordarci da dove veniamo, ed è un invito ai giovani a cercare alternative a ciò che gli viene proposto quotidianamente dal bombardamento mediatico dei social, in modo che possano così mettere su, per il loro futuro, un’importante muscolatura retta da un robusto apparato scheletrico del passato.

Oggi vi parleremo, allora, di un’altra figura storica: ‘O ZUCAGNOSTA, ovvero lo scrivano.Vi ricordate del personaggio di Felice Sciosciammocca, interpretato da Totò, in Miseria e Nobiltà? Si? Allora avete un‘idea di chi fosse ‘o zucagnòsta, o cacacarte.Era un’ambulante che armato di tavolino in legno, sedia impagliata, di solito, logora e consunta, penna munita di pennino a cavallotto appoggiata su un calamaio di vetro con inchiostro nero al proprio interno, e dei fogli e buste biancastre fermate da pietre, soleva sostare davanti al Tribunale o al Municipio, oppure, come Felice, nei pressi del teatro San Carlo, in attesa dei clienti.

Lo scrivano ambulante era il tramite con il quale gli analfabeti, genuini e sentimentali, si rivolgevano ai propri cari lontani, era il corriere dei sentimenti, “l’Amazon” dei cari pensieri messi su carta. Così a lui si rivolgevano soldati, fanciulle innamorate, contadini in trasferta per fare arrivare i propri pensieri alle famiglie, agli amori, ai clienti o fornitori.

Era compito assai arduo per il cacacarte quello di tramutare in un linguaggio scritto, corretto, consono, appropriato e formale, le parole sgrammaticate, sconnesse e storpiate dei clienti senza però alterarne il significato ed i sentimenti intrinsechi.

Lo zucagnosta ha rappresentato una parte molto importante della nostra storia, ha dato voce a quella fetta di popolazione bisognosa e desiderosa, anche se spesso inconsciamente, di cultura ed alfabetizzazione che i poteri e la catena di comando hanno voluto ritardare il più possibile.

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

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