Tra le figure storiche tipiche degli antichi mestieri napoletani più folcloristiche e rappresentative dell’industriosità della nostra cultura vi è sicuramente quella del venditore ambulante del brodo di polpo, ‘o bròro ‘e purpo.

L’angolo del brodo di polpo, in strada o in piazza, rappresentava per il popolo partenopeo un gradevole intermezzo tra una faccenda e l’altra della vita quotidiana, quella tazza riempita di brodo bollente accompagnato da un pezzetto di polpo, ‘a ranfetella, era un caloroso abbraccio, una coccola che le persone si auto-regalavano per riscaldare stomaco, cuore ed anima dal freddo della strada, soprattutto nei mesi invernali.

L’attività quotidiana dell’ambulante di brodo di polpo consisteva in una serie di operazioni che sin dalle prime fasi rappresentavano uno spettacolo ed un intrattenimento per il pubblico della strada. L’ambulante arrivava alla postazione di lavoro munito di cesti, fornace, pentola, polpi, salsetta rosa a base di peperoncini e per prima cosa, dopo aver sistemato con cura tutta l’attrezzatura, sciacquava il polpo, dopodiché lo immergeva nell’acqua contenuta nella pentola messa sul fuoco. Dopo aver ‘aggiustato’ il tutto di sale e pepe, la pentola veniva chiusa con un robusto coperchio.

Durante la cottura del polpo, già i primi curiosi cominciavano ad avvicinarsi, sempre più numerosi, alla postazione del venditore che richiamava l’attenzione del pubblico attraverso grida modulate.

Una volta che il polpo era cotto e pronto veniva tirato fuori dalla pentola e mostrato a mo’ di trofeo, era arrivato il momento della vendita e così non restava che ricevere le ordinazioni e servire le bocche bramose di calore e brodo di polpo.

Gli abitanti dei Quartieri Spagnoli, in riferimento a questa figura storica, non possono che pensare a Pochillo , che per tanti anni, nella sua postazione a Taverna Penta, ha riscaldato l’inverno di tantissimi quartieriani ed ha placato la fame di tanti stomaci con il suo polpo e le sue cozze.

Era egli una delle figure davvero più rappresentative dei Quartieri, tanto da comparire anche in una scena del film “Operazione San Gennaro” interpretando sé stesso nella sua postazione di lavoro, per l’occasione fatta traslocare in cima alle scale di Vico Tofa.

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

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