Modernità e dinamicità, voglia di cambiare e di avere sempre il meglio ed il nuovo, di avere tutto e subito sono aspetti della nostra quotidianità che fanno a cazzotti con la storia, la cultura e la tradizione napoletana.
Un mestiere come quello del ciabattino, quindi, diventerebbe nella realtà odierna un paradosso, un buco nella trama del racconto della società consumistica, eppure quello de ‘o solachianièllo è uno di quegli antichi mestieri napoletani che svolgevano un ruolo primario ed essenziale in quanto le scarpe erano per il popolino un bene primario da salvaguardare, custodire e all’occorrenza riparare, per farle resistere il più a lungo possibile.


Quando si parla di scarpari bisogna fare una distinzione tra i veri e propri calzolai che realizzavano scarpe su misure fatte a mano e quelli che si limitavano ad effettuare delle riparazioni, cioè i ciabattini.
Gli appartenenti alla prima categoria, solitamente, svolgevano la propria professione all’esterno della propria abitazione, fuori al proprio vascio, oppure all’ingesso del portone del palazzo in cui abitavano. Mentre quelli che invece si limitavano alle riparazioni erano pe lo più ambulanti senza fissa postazione.


Per realizzare un paio di scarpe, il solachianiello cominciava con il prendere le misure del piede, nudo, del cliente utilizzando un foglio di giornale più volte ripiegato su sé stesso e si rivolgevano particolari attenzioni a quei piedi che presentavano delle deformazioni malformazioni e quindi lo scarparo era, per l’epoca, anche l’equivalente del nostro ortopedico.


La realizzazione ed il confezionamento di scarpe nuove rappresentano dei campi in cui eccelleva la città di Napoli che si contendeva il primato con Varese.


Il solachianiello ambulante, invece, vagava per la città, con il suo cesto che conteneva gli attrezzi del mestiere, alla ricerca di clienti che richiamava attraverso delle grida modulate del tipo: “ solachianièllo; chi vo ‘o solachianièllo?”.


Ai Quartieri Spagnoli per ben 67 anni Don Ciro ha riparato scarpe e suole per tantissimi quartierani che ancora affettuosamente ricordano lui e le sue mani d’oro. Un paio di anni fa Don Ciro ha deciso di cedere l’attività e godersi un meritato riposo ma la sua attività non è andata perduta né è stata dimenticata, infatti Gennaro, Genny, ha deciso di rilevare l’attività per continuare quella nobile ed onorevole professione, simbolo di Napoli e dei Quartieri, in passato infatti erano molto numerosi i ciabattini ai Quartieri Spagnoli, basti pensare che tipico di questa zona è il piatto” ‘o scarpariello”, il cui nome deriva, a appunto, dagli scarpari.


Inoltre, in zona Parrocchiella, un gruppo di ragazzi ha deciso, nonostante le difficoltà dei nostri tempi, di continuare l’attività storica di famiglia realizzando scarpe artigianali. Loro hanno deciso di combattere pregiudizi, povertà e degrado sociale lavorando, lavorando bene.

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

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