Prima delle lavanderie, prima delle lavatrici, come si faceva il bucato?

Ci si affidava alla lavandaia, ‘a lavannàra, o meglio, era la media borghesia che poteva concedersi il lusso di affidare la propria biancheria a mani estranee e lasciarla ‘fuori’, e per questo la lavannara era una figura alla quale ci si rivolgeva se era scrupolosa, affidabile ed attenta.

Contadini e proletari nona avevano gran riserve di biancheria da potersi permettere di mandare fuori casa ciò che avevano, per cui in quelle realtà i panni si lavavano in casa propria.

Il ciclo di lavoro di una levantara, a differenza di quello di una moderna lavatrice industriale, era molto faticoso e lungo e diviso in varie fasi:

-lavaggio della biancheria con il sapone marsigliese;

-risciacquo;

– “ ‘ncufanatura” che consisteva nell’ammassare  la biancheria in recipienti versandoci sopra lisciva;

-“scufanatura”, si toglievano i panni dal recipiente;

-stesura dei panni al sole.

La lavannara, solitamente, il lunedì si recava presso le abitazioni delle proprie clienti per raccogliere la biancheria da lavare che registrava e raccoglieva in una ”mappata” di un lenzuolo. Dal martedì al venerdì mattina si svolgevano operazioni di bucato, mentre nel pomeriggio venivano effettuate le consegne.

Come descritto nel libro ”Mestieri&Mestieranti” Di Elio Varriale, la lavannara per antonomasia, quella più richiesta, era quella del Vomero, lì il mestiere veniva tramandato di generazione in generazione.

 ‘scennea la lavannara

‘a ‘ncoppa dda cullina

co’ ciuccio o zucculanno

Di Redazione

Salvatore Iodice, fondatore di Miniera, artigiano ed artista, che da tempo porta avanti laboratori ricreativi ed artistici con bambini in difficolta familiari.

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