MESTIERI ANTICI – ‘O MUNNEZZARO

Oggigiorno la spazzatura prodotta tra le mura domestiche viene “affidata” a ditte che si occupano della gestione e dello smaltimento dei rifiuti urbani ma un tempo a Napoli esisteva la figura del “munnezzàaro”.

Ogni munnezzaro operava in una data zona prestabilita ed i suoi unici” ferri del mestiere”, o perlomeno quelli assolutamente indispensabili, erano dei grossi sacchi di tela cerata i cui bordi superiori erano caratterizzati dalla presenza di occhielli metallici che servivano a far passare una corda resistente utilizzata per chiudere il sacco una volta riempito di spazzatura.

Quello, che potremmo definire l’antenato dell’attuale operatore ecologico, girava di casa in casa, di abitazione in abitazione, di porta in porta per raccogliere l’immondizia prodotta da ogni famiglia. Quando si trattava di palazzi, egli saliva armato del suo sacco fino all’ultimo piano per raccogliere la spazzatura riposta in cestini, cartoni o sacchi che gli abitanti avevano riposto fuori l’uscio di casa. Scendeva al piano inferiore, ripeteva le operazioni di raccolta, riscenda di nuovo e così via.

Si trattava di un mestiere molto faticoso e per certi versi, secondo una mentalità classista, che nonostante quel che si pensa non appartiene soltanto ai nostri giorni, anche degradante trattandosi di un lavoro che aveva a che fare con i rifiuti, e cioè con ciò che gli altri gettavano via e ai quali provocava repulsione, e che faceva in modo che si il proprio corpo fosse avvolto da miasmi e odori nauseabondi. Per tali motivi molto spesso il munnezzaro era oggetto di derisioni, scherni e di quelli che oggi chiameremmo atti di bullismo soprattutto da parte di giovani ragazzini (le baby-gang?).

La storia di questa figura napoletana ci permette di capire due cose: che in tempi molto lontani dai social network, dalla griffe, dagli stravizi esisteva già il classismo, contornato dall’arroganza giovanile, forse come esigenza di autoproteggersi e sentirsi importanti attaccando i più deboli, gli ultimi della catena sociale, la guerra tra poveri, un modo per sfogare le proprie frustrazioni; in secondo luogo che vi sono sempre stati uomini che hanno accettato di umiliarsi e rompersi la schiena riuscendo a mantenere la propria dignità di esseri umani pur vivendo una vita intera a testa bassa.

Sulla base di queste considerazioni potremmo dire: oggi invece di tentare di contestualizzare i problemi proponendo soluzioni temporanee non si potrebbe andare alle radici di queste problematiche sociali?

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