In questo viaggio tra gli antichi mestieri ci troviamo ora a fare tappa nel ricordo di una figura che operava nello stesso ambito, le scarpe, di un’altra di cui abbiamo già parlato in precedenza, il solachianiello, cioè il ciabattino.

Questa volta, parliamo infatti del pulizza stivàli, cioè il lustrascarpe. Più ancora del solachianello, il lustrascarpe trova ancora meno spazio, essendo del tutto o quasi del tutto una figura scomparsa e dimenticata, nella moderna società dove la labilità e la temporaneità fanno a cazzotti, avendo la meglio, con i concetti di durabilità e con i valori radicati. Ridare ‘lustro’ a qualcosa di vecchio non può trovare spazio, ovviamente, in una società dove l’apparenza non è più importante dell’essenza ma proprio la sostituisce, nel significato e nell’agire quotidiano. Oggi la ‘griffe’ ha un valore infinitamente più grande della qualità e della durabilità, mostrare sul proprio ‘ego’ le ‘marche’ di tendenza provoca molta più soddisfazione della qualità stessa portata dalla marca. Non a caso, ai giorni nostri, tante griffe realizzano, o meglio fanno realizzare, prodotti destinati al mercato ’povero’, un modo per rendere le grandi firme disponibili a tutte le fasce economiche, a discapito della qualità.

Il pulizza stivàli era una figura professionale ambulante che girava la città in cerca di clienti sostando in strade o piazze affollate o dove, comunque, c‘era abbastanza passaggio. Egli era munito di una cassetta di legno tenuta a tracolla con l’ausilio di una cinghia di cuoio fissata ai due estremi. In cima alla scatola, che era inclinata, vi era una forma in legno che permetteva di tenere fermo il piede che portava la scarpa da pulire. Dentro la scatola era contenuto tutto l’occorrente per svolgere le varie operazioni: creme e cere per lucidare, alcol, diverse spazzole, uno straccetto in cui avvolgere l’indice ed il medio per spalmare le creme ed una striscia di velluto per il tocco finale. Di solito, però, il prodotto più efficace ed utilizzato, anche perché era a costo zero, era la saliva, ‘a sputazza.

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

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