GLI CHIEDONO IL PIZZO, SI RIFIUTA, GLI INCENDIANOIL BAR E LUI DENUNCIA E FA ARRESTARE TUTTI MA IL QUARTIERE LO LASCIA SOLO

CHI È

Eduardo Di Napoli è un giovane imprenditore napoletano a cui la camorra nel 2017 aveva dato alle fiamme la sua caffetteria in via dei Vergini, a Napoli nel Rione Sanità, dopo che il ragazzo non si era piegato alle richieste di racket che gli erano state recapitate. Eduardo non ebbe paura di denunciare quanto capitatogli e grazie al suo coraggio si arriva a vari arresti e all’azzeramento del clan Sequino.

Nel 2018 la caffetteria riapre ma gli incassi languono, la camorra era stata chiara: bisogna isolare ed ostacolare quel ragazzo che aveva osato sfidare il clan. Così Eduardo ed i suoi fratelli vengono abbondati dal proprio quartiere, la gente ha paura di frequentare il bar del nemico dei camorristi.

L’INIZIATIVA

La mattina del 22 dicembre va  di scena l’iniziativa “Un caffè sospeso per Eduardo” organizzata dal Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli a cui hanno partecipato lo scrittore Maurizio De Giovanni, il conduttore radiofonico Gianni Simioli, i titolari della pasticceria Poppella e del Gran Caffè Gambrinus, Fiorella Zabatta dell’esecutivo nazionale del Sole che Ride e tanti altri, come un giovane imprenditore edile che ha denunciato come Eduardo la camorra dopo aver ricevuto richieste di pizzo, per pagare un caffè sospeso alla caffetteria di Napoli in via Vergini 60, gestita da Eduardo e i suoi due fratelli Andrea e Carmen.

Lo scopo dell’iniziativa è dare un contributo tangibile alla caffetteria di Eduardo e sensibilizzare la popolazione sulle tematiche camorra e sostegno a chi difende la legalità

LA VICENDA VISTA DA EDUARDO E L‘INCONTRO CON GAETANO BARBUTO

“Aprimmo il bar nel 2015, io gestivo già un negozio di fiori in via Duomo ma volli dar vita ad una seconda attività per accontentare mio fratello che studiava all’istituto alberghiero. Le cose sin dall’inizio andavano bene, registravamo soddisfacenti incassi e così abbiamo attirato l’attenzione dei clan che hanno cominciato a farci richieste di pizzo. Al nostro ennesimo rifiuto ci è stato incendiato il bar, ma non ci siamo arresi e abbiamo denunciato e le nostre denunce hanno portato all’arresto di esponenti di grosso calibro del clan Sequino, che è stato praticamente azzerato.

Nel 2018 abbiamo riaperto il locale ma le cose sono cominciate ad andare diversamente rispetto all’inizio, prima dell’incidente e delle denunce, gli incassi hanno cominciato languire. Ci siamo sentiti abbandonati e per questo lanciamo un grido di allarme: non vogliamo un sostegno economico, non vogliamo pubblicizzare il nostro bar, noi vorremmo soltanto un sostegno morale che ci faccia capire che abbiamo fatto bene a denunciare.

Grazie al Consigliere Borrelli e a tutti quelli che hanno aderito all’iniziativa sto ricevendo tanti messaggi di solidarietà e di sostegno, segno che la città non ci abbandonato e che c’è voglia di cambiare le cose.

Ho voluto conoscere Gaetano Barbuto, il ragazzo gambizzato a Sant’Antimo ed il Consigliere Borrelli ha accontentato questo mio desiderio. Ho scoperto così una grande persona, mi ha colpito moltissimo la sua forza. Siamo noi ventenni, che combattiamo ingiustizie e soprusi, che dobbiamo organizzarci e metterci insieme per mettere fine alla cultura dilagante della violenza e dalla criminalità.”

I Di Napoli, nonostante tutto non si arrendono, procedono spediti nella loro battaglia per la giustizia e la legalità anche se pagano a caro prezzo il loro gesto, che invece dovrebbe valere quanto L’ORO… LORO, DI NAPOLI…….presto la loro storia, le loro speranze, i loro sogni, le loro paure in docufilm by #miniera

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

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