Perché a Napoli funziona così, amma fa’ a chi mett’ ‘a copp’, pure sulla napoletanità. Che poi non si è mai capito da dove inizia e dove finisce quel labile confine che separa Napoli dalla Napoli-Napoli. Ma se due napoletani si incontrano per la prima volta, la discussione è assicurata. Se poi l’incontro avviene in un’altra parte dell’Italia o del mondo, non ne parliamo proprio. La Napoli bassa e la Napoli alta. La Napoli dei Quartieri, di Forcella e della Ferrovia e la Napoli del Vomero e di Chiaia. La Napoli del “Comune di Napoli” e la Napoli dell’”Area metropolitana” che come un sole che tramonta sul mare unisce l’Area flegrea alla Penisola sorrentina, passando di soppiatto per Napoli Nord.

Che Pirandello non me ne voglia per il plagio, ma Napoli è una, nessuna e centomila. Che è una e centomila l’abbiam capito, ma è anche nessuna, perché non basta vivere nel centro storico, né in una delle centomila Napoli per essere di Napoli.

Napoli la si sente addosso. La si odia e la si ama, la si sceglie ogni giorno, prendendosene cura. Nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia. Come una compagna di vita ruffiana e prepotente, che stai lì lì per lasciarla, ma poi ci ritorni sempre.

Sono Giorgia e alla domanda “ma sei di Napoli-Napoli?” mi sono sempre sentita come un prodotto sottomarca. Però io Napoli l’ho scelta. Ho scelto di sentirla, di viverla, di amarla e di odiarla, di imparare a capirla e di raccontarla. È con questo spirito che sono entrata per la prima volta nella bottega di Miniera, due anni fa. Ed è con lo stesso spirito che oggi, con orgoglio, entro a far parte del collettivo.

Di Giorgia Scognamiglio

Laureata in Scienze Politiche all'Università Degli Studi Di Napoli Federico II e studentessa in Sviluppo locale e globale. Impegnata attivamente nel sociale. Giornalista pubblicista e fotoreporter

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