Una persona, che amava la vita, vittima dei medici e della società.

«Torniamo a casa, Raffaele» – sono le ultime parole che la signora Teresa Grimaldi riuscì a dire a suo figlio per convincerlo a non sottoporsi più a quell’intervento di by-pass gastrico programmato da tempo.

Raffale Arcella, però, un 29enne di Caivano, quell’intervento voleva farlo perché era l’unico modo (è quello su cui era stato convinto?) per dimagrire. Non era certo magro, questo no, ma neanche obeso, non era in quelle condizioni fisiche che richiedevano assolutamente interventi drastici. Era, come si usa dire, un pezzo di ragazzo, come mi spiega anche suo padre Antonio – «lui non era obeso, era 135 kg per un’altezza di 1.87 cm».

Raffaele si rivolge così al dottore Stefano Cristiano il quale decide e programma per il 29enne caivanese quell’intervento di by-pass gastrico presso la clinica Trusso di Ottaviano per il 29 marzo 2019.

Dopo l’operazione eseguita dallo stesso Cristiano e dal dott. Carlo Casillo, ci si rende conto che qualcosa non va: arrivano febbre alta e difficoltà respiratorie. A quel punto i medici della clinica decidono di effettuare un secondo intervento ma invece di migliorare le condizioni di Raffaele iniziano a peggiorare e si decide, quindi, di traferirlo al reparto di rianimazione del Secondo Policlinico di Napoli. Li il ragazzo viene sottoposto ad un terzo intervento ma i gli sforzi dei medici per salvare a vita al giovane risultano vani.  È il 13 aprile 2019 quando Raffaele perde la vita. Durante l’intervento alla Trusso era stata lesionata l’arteria retrostante lo stomaco.

Da quel giorno comincia per la famiglia Arcella un lungo calvario fatto di sofferenze e battaglie legali. La magistratura, in seguito alla denuncia degli Arcella, apre un’inchiesta mentre il Pm Mario Canale dispone il sequestro della cartella clinica del II Policlinico e della salma per procedere all’autopsia. L’autopsia conferma che a causare il decesso era stata una peritonite perforante allo stomaco.

Il 4 maggio viene predisposta l’udienza preliminare: I due medici indagati, Cristiano e Casillo, vengono accusati di “imperizia, negligenza, imprudenza durante l’intervento di bypass gastrico disattendendo le linee guida SI.C.OB. (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche)”.

Il processo di primo grado, presieduto dalla dottoressa Zingales, e per il quale la famiglia di Raffaele si costituisce parte civile, comincia il 22 settembre presso il Tribunale di Nola.

«Al di là dei tecnicismi legati alla prima parte del processo» – aveva spiegato l’avv. Fernando Maria Pellino rappresentante legale della famiglia Arcella – «ciò che mi preme chiarire è che questo processo deve accendere i riflettori sulla questione al ricorso della chirurgia bariatrica, troppo spesso praticata con tanta superficialità. Nel caso del povero Raffaele si è trattato di un intervento assolutamente evitabile. Tra l’altro senza sottoporre il paziente ad un iter di preparazione psicologica, e sostituibile con un programma terapeutico di dimagrimento. I genitori di Raffaele sono chiusi nel loro dolore ma allo stesso tempo sono battaglieri perché esigono giustizia ed io lotterò’ al loro fianco affinché questo avvenga.»

Nella seconda udienza, conclusasi il 25 novembre, il giudice rigetta la mozione, presentata dalla difesa, di spostare il processo a Napoli per “l’incompetenza territoriale della sede del tribunale competente”. La terza udienza è fissata per il 12 gennaio 2022.

«Siamo alla terza udienza, spero che questo calvario per noi finisca al più presto. Il giudice Zingales ha tutta la memoria depositata con tante prove, presentate dal mio avvocato, dove si evince la responsabilità dei due medici Cristiano Stefano e Casillo Carlo. La cosa che più ci ha ferito è che durante l’autopsia hanno trovato un corpo estraneo nello stomaco di mio figlio. Al giudice chiediamo una condanna esemplare e la sospensione dal ruolo dei medici. » – l’appello di Antonio Arcella.

Ma al di là della vicenda processuale chi era Raffaele? È giusto chiederselo, così come è doveroso scoprilo, solo così si può comprendere il dolore di qualcuno che perde un figlio.

Raffaele Arcella non è soltanto un nome sui giornali o una ‘vicenda giudiziaria’, era una persona, uno che amava la vita così come e la musica ed il ballo, aveva frequentato la scuola di ballo da bambino, gli piaceva la break-dance dance e l’hip-hop, avendo anche partecipato a diverse gare regionali con ottimi risultati. Aveva tante passioni ma era soprattutto un uomo legatissimo alla famiglia (quella di origine, e quella che lui si era creato, aveva una moglie ed un bambino) e dedito al lavoro.  «Faceva il trivellatore, un mestiere che nessun ragazzo di oggi vuole fare. Amava il suo lavoro, pensa che durante il viaggio di nozze il ha dovuto lasciare sua moglie da sola per andare a lavorare fuori paese con la propria ditta. » – ricorda suo padre.

Solo comprendendo a pieno che Raffaele era una persona reale si può in parte immaginare il vuoto lasciato dalla sua morte avvenute in circostanze così drammatiche.

«La nostra vita è cambiata radicalmente, per noi il calendario si è fermato a quel maledetto 13 aprile 2019. Ci siamo chiusi nel nostro dolore, non usciamo più se non per andare tutti i giorni al cimitero. Siamo caduti in una forte ansia depressiva, la notte non dormiamo più tranquilli, qualsiasi che facciamo pensiamo a nostro figlio. » – è il dolore manifestato a parole da Antonio e Teresa.

Nel frattempo che la magistratura dimostri che Raffaele Arcella ha subito i danni di una negligenza medica, occorre capire soprattutto che il ragazzo è stato vittima di una società che corre sempre più voce e guarda solo esclusivamente alla superficie e per farne parte allora non si può fare a meno di essere ossessionati dai difetti fisici. A questo proposito, il sig. Antonio lancia un appello – «Vorrei chiedere al SSN di essere più vigili su questo tipo di intervento. Alle persone che vogliono sottoporsi al by-pass gastrica, gli consiglio di provate tutte le altre possibilità, come seguire una dieta specifica, fare attività fisica, etc.…».

Ala fine del mio confronto con il sig. Antonio Arcella, il cerco si chiude: «Se potessi riverirlo per un’ultima volta gli direi: ‘Torniamo indietro, non farla l‘operazione. Userei le stesse parole che usò sua mamma prima dei quel maledetto intervento.”

Di Fabio De Rienzo

Fabio De Rienzo, appassionato di poesia, letteratura e fotografia. Insieme a Salvatore realizza progetti fotografici, editoriali ed eventi a tema sociale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.